La Barbarie
L’avvento dei barbari e, quindi, la Barbarie, non sono ineluttabili approdi della storia ma solo un riaffacciarsi ciclico della parte oscena di noi, lungo il corso delle vicende umane. Percorsi lunghissimi che, a voltarsi indietro, sembrano trascorsi in un lampo, non meno delle nostre vite.
Oggi le “macchine del fango” sono in piena attività. E tuttavia un’altra
macchina, quella della giustizia che ho atteso per anni, potrebbe forse cominciare a girare nella direzione più autentica. Alcune inchieste degli ultimi tempi, che vedono coinvolti magistrati ed altri big degli apparati investigativi (molti dei quali erano stati miei implacabili accusatori) ci danno la conferma che gli anticorpi, più volte invocati dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, esistono.
Non è però un intento di resa dei conti ciò che oggi m’induce a scrivere e a lavorare. Piuttosto l’idea sempre più convincente che dopo la Barbarie possa e debba arrivare una fase nuova di pacificazione: per i singoli, come me, ma anche per l’intero Paese.
Passando ogni giorno dinanzi all’Ara Pacis – come capita spesso a chiunque risieda nella capitale – e contemplandone la bellezza, mi torna alla mente quel periodo di pacificazione inaugurato nel 29 dopo Cristo da Ottaviano Augusto dopo il bagno di sangue delle guerre civili. Nuove magistrature e nuove forme di gestione politico-amministrativa dello Stato furono in grado di garantire sviluppo e prosperità, favorite da quella lunga stagione di pace che, sola, può offrire alle comunità speranza nel futuro.
Raccogliendo con umiltà il frutto di simili insegnamenti, tre anni fa ho accettato di pormi al servizio di un partito politico, il Psdi. Anche in questa avventura trabocchetti e vendette dei miei avversari di sempre non sono mancati. Ma è proprio dal servizio alla politica, alla cosa pubblica e ai cittadini, alla giustizia nel suo insieme, non solo come potere astratto, ma in quanto capace di offrire risposte ai soprusi e al dolore, che deve ripartire la sfida per tutti noi. Ed è questo l’impegno, anche per me e per il mio lavoro, negli anni a venire.


